
L‘Organizzazione europea dei porti marittimi (ESPO) ha espresso forte preoccupazione per la proposta della Commissione europea di riformare il sistema di finanziamento dei trasporti. La nuova strategia, che prevede l’integrazione dei fondi in piani di finanziamento unici per Stato membro e la limitazione dell’accesso diretto ai fondi UE ai soli progetti transfrontalieri chiave, rischia di compromettere lo sviluppo infrastrutturale dei porti europei.
ESPO sottolinea l’importanza di mantenere uno strumento di finanziamento specifico come il Connecting Europe Facility (CEF), cruciale per lo sviluppo di una rete di trasporti moderna ed efficiente. L’organizzazione avverte che il passaggio a piani nazionali frammentati potrebbe riportare l’Europa a un approccio simile a quello degli anni ’80, dominato da priorità nazionali e disomogeneità tra gli Stati membri, indebolendo la pianificazione comune e la parità di condizioni.
La mancanza di una chiara allocazione per i porti potrebbe penalizzare investimenti strategici, inclusi quelli legati alla transizione energetica e alla decarbonizzazione, mettendo a rischio la competitività globale dell’Europa e la stabilità degli investimenti a lungo termine. I porti svolgono un ruolo chiave come nodi intermodali e centri logistici, con un impatto transfrontaliero significativo che va oltre i confini nazionali, influenzando l’intera economia europea.
Secondo ESPO, i 327 porti dell’UE necessitano di un sostegno adeguato per continuare a contribuire alla sicurezza energetica, alla transizione ecologica e alla preparazione militare della regione. Lo studio più recente dell’ESPO evidenzia un fabbisogno di 80 miliardi di euro in investimenti per il prossimo decennio, investimenti che richiedono una visione strategica e un finanziamento stabile a livello europeo.









