Il commercio mondiale di merci ha registrato una crescita significativa nel 2025, ma le prospettive per il 2026 indicano un rallentamento marcato, con forti implicazioni per il traffico internazionale di merci. Secondo il rapporto Global Trade Outlook and Statistics – March 2026, il volume degli scambi di beni è aumentato del 4,6% nel 2025, ma è previsto scendere all’1,9% nel 2026, prima di risalire al 2,6% nel 2027 .
In termini di valore, il commercio mondiale di merci ha raggiunto i 26,26 trilioni di dollari nel 2025, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente . Tuttavia, questa crescita è stata sostenuta da fattori temporanei, come l’anticipo degli scambi (frontloading) in Nord America e il boom degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Uno degli elementi più rilevanti per il traffico merci globale è il ruolo crescente dell’Asia, che nel 2025 ha contribuito per circa il 71% alla crescita complessiva degli scambi. Le esportazioni asiatiche, trainate in particolare dalla Cina (+9,2% in volume), hanno compensato la debolezza di altre regioni . Al contrario, nel 2026 si prevede una crescita più contenuta e disomogenea: le esportazioni europee aumenteranno solo dello 0,5%, mentre quelle del Medio Oriente rallenteranno allo 0,6% .
La guerra in Medio Oriente rappresenta il principale fattore di rischio per il traffico di merci. Il conflitto ha ridotto drasticamente i flussi attraverso rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, causando un aumento dei prezzi energetici e dei costi di trasporto . Inoltre, il traffico marittimo nella regione è stato fortemente compromesso: il numero di navi in transito è sceso quasi a zero in alcune fasi del conflitto .
Le ripercussioni si estendono anche alla logistica globale. L’aumento dei costi del carburante e delle assicurazioni, insieme alla necessità di deviare le rotte, sta rendendo più costoso e meno efficiente il trasporto delle merci. In uno scenario di prezzi energetici elevati, la crescita del commercio potrebbe ridursi ulteriormente all’1,4% nel 2026 .
Un indicatore chiave del traffico merci, il Global Container Throughput Index, mostra che nei primi mesi del 2026 il traffico portuale globale era ancora in crescita: l’indice ha raggiunto 144,7 a gennaio, con un aumento del 6,1% su base annua . Tuttavia, questa dinamica riflette dati precedenti all’intensificarsi del conflitto e potrebbe deteriorarsi nei mesi successivi. In particolare, i porti cinesi hanno registrato una crescita dell’11,4%, mentre quelli del resto del mondo solo del 2,7%, evidenziando una forte concentrazione geografica del traffico .
Dal punto di vista settoriale, il traffico merci è sempre più influenzato dalla composizione degli scambi. Nel 2025, le esportazioni di apparecchiature elettroniche e telecomunicazioni sono cresciute del 19%, mentre i combustibili hanno registrato un calo del 10% in valore . Questo indica una trasformazione strutturale dei flussi, con una maggiore incidenza di beni ad alta tecnologia e catene del valore complesse.
Per quanto riguarda l’Italia, il documento ci informa che l’Italia è il 7° esportatore mondiale di merci (726 miliardi di dollari, +8% rispetto al 2024) e l’11° importatore mondiale (669 miliardi di dollari, +8%) ma non fornisce previsioni e dati diretti sul traffico merci nazionale. Tuttavia, le prospettive europee suggeriscono una crescita limitata dei flussi: con esportazioni quasi stagnanti (+0,5%) e importazioni in aumento contenuto (+1,3%), è plausibile attendersi un rallentamento anche nei volumi movimentati nei porti e nei corridoi logistici italiani .









