In un momento cruciale per la lotta al cambiamento climatico, gli Stati Uniti hanno deciso di non partecipare ai negoziati dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) riguardanti la decarbonizzazione del settore marittimo. Questa scelta solleva interrogativi sulle future politiche ambientali globali e sulle ripercussioni per paesi come l’Italia, fortemente coinvolti nel trasporto marittimo.​

I negoziati IMO: obiettivi e stato attuale

L’IMO, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha avviato una strategia per ridurre le emissioni di gas serra (GHG) nel settore marittimo, responsabile di circa il 3% delle emissioni globali. La strategia del 2023 prevede:​

  • Riduzione dell’intensità di carbonio del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2008.
  • Almeno il 5% di utilizzo di carburanti a zero o quasi zero emissioni entro il 2030.
  • Raggiungimento delle emissioni nette zero entro il 2050.​

Durante la riunione del Marine Environment Protection Committee (MEPC 83) tenutasi a Londra dal 7 all 11 aprile, è stato approvato un accordo che introduce, a partire dal 2027, una tassa globale di 100 dollari per tonnellata di emissioni di GHG oltre determinate soglie. I fondi raccolti, stimati tra gli 11 e i 13 miliardi di dollari annui, saranno destinati alla transizione verso tecnologie di navigazione più pulite e al supporto dei paesi in via di sviluppo

Il ritiro degli Stati Uniti: motivazioni e reazioni

Gli Stati Uniti hanno espresso forte opposizione alle misure proposte, in particolare alla tassa sulle emissioni, ritenendola un onere economico eccessivo per il settore marittimo nazionale. In una nota diplomatica, Washington ha dichiarato che tali misure potrebbero portare a ritorsioni economiche e ha invitato altri paesi a seguirne l’esempio.

La decisione statunitense ha suscitato preoccupazione tra gli altri membri dell’IMO, poiché potrebbe indebolire gli sforzi globali per la decarbonizzazione del settore.​

Implicazioni per l’Italia

L’Italia, con una posizione geografica strategica nel Mediterraneo e una significativa flotta mercantile, ha partecipato attivamente ai negoziati IMO. Assarmatori, associazione degli armatori italiani, ha seguito da vicino i lavori del MEPC, sottolineando l’importanza di adottare misure che tengano conto delle tecnologie e dei carburanti alternativi disponibili, nel rispetto del principio della neutralità tecnologica. ​

Il ritiro degli Stati Uniti potrebbe avere ripercussioni anche per l’Italia, sia in termini di competitività del settore marittimo che di politiche ambientali. Tuttavia, l’Italia sembra intenzionata a proseguire nel percorso verso la decarbonizzazione, collaborando con gli altri paesi europei e sostenendo le iniziative dell’IMO.