Intervistato questa mattina a Napoli, il nostro amministratore, nonchè presidente dell’Associazione degli Spedizionieri Doganali, Augusto Forges Davanzati, ha offerto una panoramica lucida e concreta sulle difficoltà che il settore delle esportazioni italiane sta affrontando, in particolare nei rapporti con il mercato statunitense, in vista degli annunciati dazi USA.

La Campania, ha spiegato, rappresenta da sempre un polo importante per l’export, grazie a una tradizione manifatturiera ben radicata, soprattutto nel comparto agroalimentare. Dal porto di Napoli partono regolarmente merci destinate agli Stati Uniti, tra cui prodotti come pomodori pelati, concentrato di pomodoro, pasta, vino e olio. Si tratta di beni che rientrano a pieno titolo nel paniere del Made in Italy e che trovano nel mercato americano uno sbocco fondamentale.

Tuttavia, l’attuale contesto internazionale solleva numerose incertezze. Forges Davanzati ha parlato di un clima di preoccupazione crescente tra le aziende esportatrici, in particolare per l’annuncio da parte dell’amministrazione americana di nuovi dazi che, in alcuni settori come quello vinicolo, potrebbero arrivare fino al 200%. “La reazione del mercato è stata immediata – ha spiegato – con numerosi operatori che hanno bloccato le spedizioni. Al porto di Livorno, ad esempio, ci sono attualmente ferme circa un milione di bottiglie di vino.”

Una delle criticità principali riguarda l’applicazione retroattiva dei dazi. “Potrebbe accadere che una merce parta in regime di libero scambio e, mentre è ancora in transito, venga colpita da un’imposta aggiuntiva all’arrivo negli Stati Uniti”, ha aggiunto. Una situazione che crea non solo instabilità, ma anche potenziali contenziosi difficili da gestire.

Forges Davanzati ha infine sottolineato l’esigenza di un confronto rapido e costruttivo tra istituzioni e operatori, al fine di definire regole certe e tutelare le imprese. “In assenza di certezze normative – ha concluso – l’export rischia di subire contraccolpi significativi, con ripercussioni non solo economiche ma anche occupazionali.”

Il video dell’intervista