Il 1° novembre 2026 rappresenta la prossima importante scadenza per gli operatori coinvolti nelle importazioni e-commerce nell’Unione europea. Da questa data diventerà infatti obbligatoria l’indicazione degli identificativi di prodotto, o PID (Product Identifiers), nell’ambito delle nuove procedure previste per le spedizioni di modico valore.
I PID sono codici che permettono di identificare in maniera precisa un determinato prodotto e migliorarne la tracciabilità lungo la catena di approvvigionamento. La loro introduzione punta soprattutto a rendere più efficaci i controlli doganali, consentendo alle autorità di individuare con maggiore rapidità merci non conformi o potenzialmente pericolose.
L’obbligo non arriva improvvisamente: dal 1° luglio 2026 i PID possono già essere comunicati su base volontaria. Dal 1° novembre, invece, il loro utilizzo diventerà obbligatorio secondo il nuovo quadro predisposto dall’Unione europea.
La misura si inserisce in un processo più ampio di trasformazione delle procedure doganali per l’e-commerce. Negli ultimi anni, infatti, il numero di piccoli invii provenienti da Paesi extra-UE è cresciuto in modo straordinario. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono entrati nell’Unione quasi 5,9 miliardi di articoli di modico valore, con una crescita del 26% rispetto al 2024.
A questa esigenza di maggiore tracciabilità si accompagna un’altra novità già operativa: dal 1° luglio 2026 è stato eliminato il precedente regime di franchigia dai dazi per determinate spedizioni di valore non superiore a 150 euro ed è stato introdotto un dazio doganale temporaneo di 3 euro per articolo.
Un aspetto essenziale riguarda proprio il significato di “articolo”. Il dazio non viene semplicemente moltiplicato per il numero di pezzi presenti nel pacco, ma viene applicato sulla base della classificazione tariffaria. La stessa Commissione europea chiarisce l’applicazione con un esempio: una spedizione contenente cinque T-shirt della stessa tipologia determina un dazio di 3 euro; una spedizione contenente una T-shirt e un orologio comporta invece 6 euro, perché sono presenti due differenti articoli ai fini tariffari.
Il regime dei 3 euro ha carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028. La misura deriva dal Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio ed è accompagnata dalle disposizioni applicative che hanno modificato il quadro doganale europeo.
PID e nuovo dazio devono quindi essere letti come parti della stessa evoluzione: l’Unione europea sta passando da un sistema pensato per volumi relativamente contenuti a una dogana sempre più basata sui dati, sulla corretta identificazione delle merci e sull’analisi preventiva del rischio.
Per imprese, marketplace, importatori e operatori logistici questo significa che la qualità delle informazioni trasmesse alla dogana diventa sempre più importante. Classificazione tariffaria, identificazione del prodotto e corretta compilazione delle dichiarazioni non sono più soltanto adempimenti formali, ma elementi centrali per garantire la regolarità e la fluidità delle spedizioni internazionali.
In questo scenario, anche per gli operatori che movimentano merci attraverso nodi logistici come Napoli, prepararsi alle nuove procedure significa ridurre il rischio di errori, ritardi e contestazioni e affrontare con maggiore consapevolezza una fase di profonda digitalizzazione delle dogane europee.










