Nel sistema portuale italiano sta prendendo forma un modello di sviluppo che punta a integrare efficienza operativa e sostenibilità ambientale. Le recenti iniziative avviate lungo l’asse Adriatico–Tirreno mostrano come l’innovazione tecnologica possa diventare anche un fattore di competitività per la logistica nazionale, oltre che uno strumento di tutela degli ecosistemi marini.
In questo contesto si inserisce il progetto legato alla tecnologia Pelikan, sviluppata dal cantiere navale CPN di Ancona e gestita dalla società Garbage Group. Si tratta di unità navali di Classe “A” progettate per la raccolta e il trattamento dei rifiuti solidi e semisommersi negli specchi acquei portuali, un servizio sempre più centrale nella gestione dei porti moderni, chiamati a garantire al tempo stesso continuità operativa e standard ambientali elevati.
Le due imbarcazioni gemelle, varate presso la Marina Dorica di Ancona, rientrano in un appalto assegnato a Garbage Group nell’ambito di un’Associazione Temporanea di Imprese per la gestione dei servizi ambientali nei porti di Napoli e Salerno. Scali che rivestono un ruolo strategico nel panorama logistico nazionale e mediterraneo, con volumi di traffico che sfiorano complessivamente i 24 milioni di tonnellate di merci e oltre 785 mila TEU movimentati.
Tecnologia al servizio dei porti
Le Pelikan Classe “A” sono state progettate per operare in contesti portuali complessi e ad alta intensità di traffico. Lo scafo in acciaio, la sovrastruttura in alluminio, i sistemi di raccolta dei rifiuti galleggianti e le cisterne dedicate al recupero di idrocarburi consentono un impiego flessibile ed efficace nelle diverse aree operative degli scali.
Dal punto di vista logistico, l’introduzione di queste unità rappresenta un passo concreto verso porti più efficienti, sicuri e sostenibili. In un quadro caratterizzato dall’espansione dei terminal container, delle banchine per rinfuse e delle infrastrutture dedicate al traffico passeggeri e crocieristico, la gestione degli specchi acquei diventa una componente essenziale della qualità complessiva dei servizi portuali.
Un progetto che guarda al territorio
Il progetto assume anche una dimensione territoriale più ampia. Secondo il sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, l’iniziativa dimostra la capacità del distretto cantieristico e logistico marchigiano di esportare competenze e soluzioni tecnologiche su scala nazionale, rafforzando il ruolo di Ancona come polo di innovazione legato alla Blue Economy.
Nel dibattito locale è emersa inoltre la possibilità di un utilizzo alternativo delle unità Pelikan nei periodi di inattività, ad esempio come mezzi per collegamenti marittimi urbani o turistici a basso impatto ambientale. Un’ipotesi che aprirebbe a una maggiore integrazione tra infrastrutture portuali, città e waterfront.
Blue Economy e logistica, una convergenza strategica
Dagli interventi delle Autorità di Sistema Portuale e delle istituzioni presenti al varo emerge una linea condivisa: la portualità del futuro non può limitarsi alla sola movimentazione delle merci, ma deve evolvere integrando innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e sviluppo economico. È in questa prospettiva che si colloca il paradigma della Blue Economy, sempre più centrale nelle politiche portuali e logistiche.
L’esperienza delle Pelikan conferma come le soluzioni ambientali avanzate possano diventare un fattore distintivo per i porti italiani, contribuendo a rafforzarne l’attrattività internazionale e a sostenere la transizione del sistema logistico verso modelli più resilienti e sostenibili.









