
La gara da oltre 18 milioni di euro destinata a interventi infrastrutturali nei porti di Napoli e Salerno è stata ufficialmente bloccata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, che ha riscontrato una serie di irregolarità tali da richiedere l’intero rifacimento della procedura. Il provvedimento, pubblicato sul sito dell’ANAC, mette nuovamente sotto i riflettori i criteri di trasparenza e legalità nelle opere pubbliche strategiche della portualità tirrenica.
Secondo quanto emerso, ANAC – attraverso la Delibera n. 430 del 5 novembre 2025 – ha rilevato «gravi vizi di illegittimità» nella procedura di gara attivata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. Le criticità riguardano diversi aspetti: dalla formulazione della documentazione di gara, ritenuta non conforme ai principi di trasparenza e parità di trattamento, fino alla gestione dei requisiti richiesti ai partecipanti, giudicati opachi o non coerenti con la normativa sugli appalti. Un quadro che, per ANAC, non lascia spazio a correttivi parziali: la gara va annullata e completamente riprogettata.
A essere interessati dallo stop sono lavori considerati strategici per l’efficienza dei due scali: opere di manutenzione, adeguamento e potenziamento delle banchine, dragaggi e interventi infrastrutturali indispensabili per sostenere il traffico merci e crocieristico. La decisione arriva in un momento delicato per la portualità campana, già impegnata a fronteggiare problemi di congestione, attese e richieste crescenti da parte degli operatori logistici e dell’autotrasporto.
La vicenda sta generando reazioni anche sul fronte economico. Confindustria Salerno, ad esempio, ha richiamato l’attenzione sul rischio che un nuovo stop burocratico si traduca in un ulteriore rallentamento per un comparto già provato dall’aumento dei costi dei materiali e dalla difficoltà di programmare gli investimenti. In particolare, l’associazione degli industriali ha chiesto di evitare “paralisi operative” e di rivedere i meccanismi della gara in modo rapido e trasparente, così da non penalizzare né gli operatori portuali né le imprese di costruzione.
Sebbene la delibera ANAC abbia forza immediata, non si tratta di una bocciatura definitiva dell’intervento infrastrutturale, ma della richiesta formale di correggere la rotta. Il provvedimento, infatti, punta a ristabilire un percorso conforme alla legge, evitando il rischio – sempre concreto nei grandi appalti pubblici – di contenziosi, ricorsi o, peggio, affidamenti privi delle garanzie minime di trasparenza.
La palla ora passa all’AdSP del Mar Tirreno Centrale, che dovrà riprogettare l’intera gara, riscrivere la documentazione, rivedere i requisiti e assicurarsi che il nuovo bando sia inattaccabile sul piano giuridico. Un compito che richiede tempi certi e un coordinamento accurato, perché ogni mese perso rischia di tradursi in un ritardo strutturale per due porti che rappresentano un asse fondamentale per l’economia del Mezzogiorno.









