TItalia rischia di perdere centralità nei traffici logistici internazionali se non verranno adottate misure rapide e coordinate. È questo il grido d’allarme lanciato da Federlogistica–Confcommercio, che chiede l’istituzione urgente di una cabina di regia nazionale con la partecipazione diretta dei Ministeri competenti (MIT, MIMIT, MEF), delle autorità portuali e degli operatori privati.

Il motivo? Una combinazione di fattori critici che sta comprimendo la competitività della logistica italiana: dazi commerciali penalizzanti, iper-regolamentazione burocratica, pratiche anticoncorrenziali estere e una crescente marginalizzazione degli operatori nazionali all’interno delle stesse Autorità di Sistema Portuale.

L’appello di Federlogistica arriva da Genova, cuore del sistema portuale nazionale, e trova eco anche nella richiesta di Confcommercio Trieste, che ribadisce la necessità di un intervento sistemico per garantire un coordinamento efficace tra governo, territori e imprese. Il presidente Alessandro Santi parla di una logistica “soffocata” da norme contraddittorie e mancanza di visione strategica, con effetti tangibili sulle imprese che operano nei porti, nei retroporti e lungo le direttrici ferroviarie e stradali.

Una delle preoccupazioni principali riguarda la reintroduzione o il potenziamento di dazi doganali, anche in chiave geopolitica. Questi strumenti, pur legittimi, vengono spesso applicati in modo disarmonico tra i Paesi UE e non UE, creando distorsioni nel mercato e penalizzando le imprese italiane, già vessate da una burocrazia interna più rigida rispetto a quella di altri Stati membri.

A ciò si aggiunge una crescente presenza di operatori stranieri nei nodi strategici della logistica nazionale, i quali beneficiano di regimi fiscali più favorevoli, accesso preferenziale ai terminal e condizioni contrattuali più vantaggiose. “Siamo di fronte a un fenomeno di colonizzazione economica silenziosa”, denuncia Federlogistica, che teme una perdita di controllo sulle infrastrutture critiche del Paese.

Non meno rilevante è il tema della governance delle Autorità Portuali, dove gli operatori logistici privati lamentano un’esclusione dai processi decisionali. “Serve un riequilibrio reale della rappresentanza all’interno degli organismi di gestione portuale – afferma Santi – per evitare che le decisioni strategiche vengano prese senza tenere conto della realtà operativa quotidiana dei terminal e dei trasportatori”.

La cabina di regia proposta avrebbe il compito di:

  • armonizzare la normativa nazionale con quella europea;

  • semplificare le procedure doganali e autorizzative;

  • elaborare politiche commerciali coordinate in ambito daziario;

  • rafforzare il ruolo degli operatori nazionali nella governance portuale;

  • favorire investimenti in digitalizzazione e formazione.

L’iniziativa è stata già condivisa con diversi attori istituzionali, tra cui l’Agenzia delle Dogane e il sistema delle Camere di Commercio. Tuttavia, Federlogistica avverte: il tempo è un fattore decisivo. Ogni ritardo nell’adozione di questa struttura di coordinamento potrebbe tradursi in una perdita strutturale di competitività per il sistema logistico italiano.