
Una lettera dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale, per conto della Regione Campania, chiede ai concessionari portuali di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia di versare un’imposta aggiuntiva sui canoni demaniali. Le associazioni: “Aggravi ingiustificati, rischio per investimenti e occupazione”. Scadenza ravvicinata al 15 settembre.
La misura contestata
Secondo Assiterminal e UNIPORT, nelle ultime ore è stata recapitata alle imprese una comunicazione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale che, “in nome e per conto” della Regione, richiede il pagamento di una imposta regionale aggiuntiva calcolata sui canoni di concessione: tra il 10% e il 25% dell’annualità, con in più la richiesta di arretrati per i precedenti cinque anni. La lettera indicherebbe, inoltre, sanzioni, interessi e spese in caso di mancato versamento, elementi che – nella lettura delle associazioni – potrebbero fino a triplicare l’esborso complessivo. Il termine fissato per mettersi in regola sarebbe il 15 settembre, una tempistica giudicata anomala per oneri di tale portata.
Le ragioni del “no”
Per i rappresentanti delle imprese terminalistiche e dei servizi portuali, la misura arriva in una fase già complessa per i costi operativi e la domanda, e rischia di alterare la competitività dei porti campani rispetto ad altri scali italiani, dove un prelievo analogo non risulterebbe applicato. Le associazioni richiamano anche il contesto regolatorio recente – incluso il Decreto Infrastrutture – ritenendo che non abbia sciolto il contenzioso sugli aumenti dei canoni decisi nel 2023 e che un’imposta regionale aggiuntiva spinga nella direzione opposta alla ricercata uniformità nazionale. Annunciata l’apertura di tutte le iniziative possibili in sede politica e giurisdizionale per salvaguardare la concorrenza e gli investimenti.
Il nodo giuridico: quale base normativa?
Nel perimetro campano esiste da anni l’“imposta regionale sulle concessioni dei beni del demanio marittimo ad uso turistico-ricreativo” (codice tributo 1313), pari al 25% del canone statale e con versamento entro il 15 settembre. È una sovraimposta riferita esplicitamente all’“uso turistico-ricreativo”. La novità segnalata dalle associazioni sta nell’estensione richiesta ai concessionari attivi nei porti commerciali (logistica, crociere, cabotaggio), che avrebbe, se confermata, un impatto ben più ampio del perimetro turistico-balneare chiarito nella modulistica regionale.
Il tema non è marginale: in dottrina è da tempo discusso fino a che punto una Regione possa istituire o modulare tributi legati a concessioni in ambiti (come i porti delle AdSP) dove le competenze amministrative sono ripartite. È un terreno in cui contano la riconducibilità del presupposto d’imposta alla competenza dell’ente impositore e la coerenza con il quadro nazionale/europeo su canoni e concessioni.
Effetti attesi sulla catena logistica
Se applicata con le condizioni descritte (aliquote fino al 25%, arretrati quinquennali, scadenza a pochi giorni), la misura produrrebbe extra-costi immediati per terminal container, ro-ro/ro-pax, multipurpose e per gli operatori dei servizi. La traslazione di tali costi potrebbe riflettersi su noli interni, tariffe di banchina, handling e, a valle, sulle filiera distributiva. Nel breve periodo, le imprese con margini compressi valuterebbero differimenti o rimodulazioni degli investimenti; nel medio, l’effetto potrebbe essere quello di spostare quote di traffico verso scali concorrenti in assenza di oneri equivalenti. Su comparti come il cabotaggio – dove la sensibilità al costo per unità imbarcata è elevata – il rischio è di vedere rimodulate frequenze o capacità.
Imprese e lavoro: perché la tempistica pesa
L’accumulo di arretrati su più esercizi crea un picco di cassa difficilmente assorbibile nella normale pianificazione finanziaria. La scadenza a ridosso del 15 settembre incide sui budget di fine trimestre e, per alcuni operatori, si somma a impegni tipici di stagione (manutenzioni, adeguamenti di sicurezza, rinnovi contrattuali), aumentando il rischio di tensioni finanziarie, soprattutto per i concessionari minori. In questo contesto, la leva delle sanzioni/interessi aggraverebbe la posizione di chi non riesce a versare entro i tempi.
La posizione delle associazioni e gli scenari possibili
Assiterminal e UNIPORT fanno sapere di stare valutando azioni sia in sede politica (Regione e Governo) sia giurisdizionale, con l’obiettivo di ricondurre la disciplina a un quadro concorrenziale omogeneo tra porti italiani. Sul tavolo potrebbero finire:
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richieste di sospensione dell’esecutività delle richieste per consentire un confronto tecnico;
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una verifica puntuale del perimetro soggettivo e oggettivo dell’imposta regionale, chiarendo se e come si applichi ai concessionari portuali commerciali;
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l’eventuale apertura di un tavolo nazionale per evitare asimmetrie fiscali tra porti.









