
La recente riforma doganale italiana, sancita dal Decreto Legislativo n. 141 del 2024, ha sollevato critiche rilevanti da parte della Fedespedi, la Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni. La Federazione si è unita ad altre associazioni, come Confetra, nel richiedere modifiche urgenti a una normativa che ritiene dannosa per il settore delle spedizioni e della logistica nazionale. La Fedespedi ha espresso il timore che l’attuale forma della riforma possa avere effetti negativi sulla competitività del sistema logistico e sulle operazioni di importazione ed esportazione italiane.
Uno dei principali punti di critica riguarda la definizione del reato di contrabbando. Attualmente, la legge prevede una soglia molto bassa, fissata a 10.000 euro di dazi evasi, per far scattare il reato, che si applica anche in caso di semplici errori formali nelle dichiarazioni doganali. Questo aspetto preoccupa gli operatori, in quanto li espone al rischio di sanzioni penali e amministrative sproporzionate, inclusa la confisca dei mezzi di trasporto. Fedespedi ha quindi chiesto di innalzare questa soglia e di introdurre il “ravvedimento operoso”, che permetterebbe alle aziende di correggere errori formali in buona fede, senza incorrere in reati penali.
Un’altra criticità segnalata dalla Federazione riguarda l’equiparazione dell’IVA all’importazione ai dazi di confine. Tale classificazione, non in linea con il Codice Doganale dell’Unione Europea, contribuisce al rapido raggiungimento della soglia di 10.000 euro, facendo scattare il reato di contrabbando anche per errori minori. Questo approccio, secondo Fedespedi, non rispetta il principio di proporzionalità delle sanzioni previsto dalla normativa europea, mettendo a rischio la competitività delle imprese italiane rispetto a quelle degli altri Paesi europei.
Il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto, ha avvertito che, senza modifiche, la riforma potrebbe spostare parte del traffico commerciale verso altri Paesi europei, con una conseguente perdita per l’Agenzia delle Dogane italiana stimata in circa 2,7 miliardi di euro all’anno. In aggiunta, il vicepresidente con delega alle dogane, Domenico de Crescenzo, ha sottolineato che l’eccessiva rigidità della riforma rischia di moltiplicare i contenziosi e generare danni economici alle imprese, aumentando al contempo i costi burocratici.
Fedespedi e Confetra si sono quindi rivolte all’Agenzia delle Dogane e al Ministero dell’Economia, auspicando un dialogo per apportare correttivi mirati alla normativa. In particolare, chiedono di ridefinire la soglia del reato di contrabbando e di eliminare l’equiparazione dell’IVA ai dazi di confine, riportando il sistema sanzionatorio in linea con i principi di equilibrio e agevolazione degli scambi, che sono alla base delle normative doganali dell’Unione Europea.









