
L‘industria del trasporto marittimo europeo si trova di fronte a sfide decisive che riguardano sia la sua competitività internazionale sia la transizione ecologica. Il recente rapporto Draghi, unitamente al position paper pubblicato dall’European Shipowners’ Community Association (ECSA), ha evidenziato la necessità di proteggere il ruolo strategico di questo settore, che è fondamentale per la sicurezza energetica, alimentare e delle catene di fornitura del continente.
Lo shipping europeo, che controlla il 39,5% del tonnellaggio globale, rappresenta una risorsa geopolitica vitale per l’Europa, ma il rapporto segnala un preoccupante declino della flotta marittima dell’Unione Europea. Nonostante il sostegno ricevuto dalle linee guida sugli aiuti di Stato, la quota della flotta globale di proprietà delle aziende UE si sta riducendo. Le ragioni includono la crescente concorrenza da parte di paesi terzi come la Cina e il Regno Unito, che offrono condizioni fiscali e regolamentari più vantaggiose per gli armatori, e un rallentamento del supporto da parte delle banche commerciali europee a causa dei requisiti prudenziali più severi. Questo ha permesso ad altri attori, soprattutto asiatici e mediorientali, di guadagnare terreno nel settore portuale e logistico, che un tempo era dominato dall’Europa.
La decarbonizzazione rappresenta un’altra sfida chiave per lo shipping europeo. Secondo il rapporto, il settore necessiterà di circa 39 miliardi di euro all’anno tra il 2031 e il 2050 per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi climatici, mentre il settore del trasporto aereo richiederà investimenti ancora maggiori, pari a 61 miliardi di euro annui. Il rapporto sottolinea come l’accesso ai finanziamenti sia cruciale per la realizzazione di questa transizione verde. L’ECSA ha evidenziato la necessità di strumenti finanziari adeguati, tra cui l’ETS Innovation Fund, per supportare progetti di decarbonizzazione specifici per il trasporto marittimo.
Un aspetto critico per mantenere la competitività internazionale del settore è la necessità di produrre almeno il 40% dei combustibili puliti per la navigazione in Europa, come indicato nel Net-Zero Industry Act. Gli armatori europei ritengono essenziale che il Clean Industrial Deal, che la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è impegnata a presentare nei primi 100 giorni del suo mandato, includa il trasporto marittimo come pilastro centrale. Questo consentirebbe all’Europa di mantenere la leadership tecnologica nella transizione verde e digitale, sostenendo lo sviluppo e l’adozione di tecnologie innovative e all’avanguardia.
Sotiris Raptis, segretario generale dell’ECSA, ha ribadito come lo shipping europeo sia una storia di successo globale, rappresentando un pilastro fondamentale per la sicurezza e la competitività dell’Europa. In un contesto di incertezza geopolitica, è cruciale che l’UE non solo mantenga, ma rafforzi la sua flotta gestita, garantendo così la posizione dell’Europa nelle catene di approvvigionamento globali e l’accesso ai principali mercati internazionali. Investire nella capacità industriale europea per carburanti puliti e tecnologie innovative è essenziale non solo per raggiungere gli obiettivi climatici, ma anche per consolidare la posizione competitiva dell’Europa nel contesto internazionale.
Oltre agli investimenti in tecnologia e carburanti, un altro punto fondamentale del documento è la necessità di investire nel capitale umano. Entro il 2030, circa 800.000 marittimi dovranno essere riqualificati per adattarsi alla transizione verde e digitale. La Commissione europea e gli Stati membri dovranno lavorare insieme alle parti sociali per garantire che la forza lavoro sia preparata per affrontare le sfide future.









